Martedì, 28 Luglio 2015 22:00

Varata la Dichiarazione sui principi universali della rete

Varata la Carta dei diritti di internet: “Ora la mozione parlamentare”
Presentata dalla presidente Laura Boldrini la Dichiarazione sui principi universali della rete, frutto del lavoro della commissione e della consultazione pubblica. Più spazio per accesso, educazione, dati personali, anonimato.

La Dichiarazione dei diritti di internet è realtà. Il suo percorso inizia proprio questo 28 luglio, a un anno esatto dalla proposta inaugurata e fortemente voluta dalla presidente della Camera Laura Boldrini. “Una giornata di soddisfazione: un anno fa, lo stesso giorno, avviavamo i lavori della commissione – ha detto la presidente presentando il documento a Montecitorio – oggi presentiamo il frutto di questa strada. L’idea è voler affrontare la materia di internet, una dimensione della nostra vita. Qualcosa di cui occuparsi e che meritava una commissione ad hoc”.

“Internet può sollecitare la partecipazione democratica – ha aggiunto Laura Boldrini – la sfida della commissione era riuscire a mettere insieme persone e sensibilità diverse verso una sintesi che trovasse il benestare di tutti, compensando anche punti di vista distanti”. 12 sedute, 6 audizioni a cui hanno partecipato 46 esperti nazionali e internazionali e, per la prima volta, una consultazione online per un atto di natura parlamentare (14mila accessi e 590 opinioni). Questo il percorso da cui è nato il Bill of rights all’italiana, primo atto d’ispirazione costituzionale sul tema.

Nella versione definitiva dei 14 articoli trovano maggiore spazio e maggiore articolazione il diritto d’accesso, l’educazione alla rete, la tutela dei dati personali, identità e anonimato. L’articolo 2 parla di accesso a Internet come “diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”, l’articolo 3 è legato alla “conoscenza in rete intesa come bene accessibile e fruibile da parte di ogni soggetto”.

“Quando si parla di dichiarazione di diritti si è nel solco del grande costituzionalismo - ha spiegato Stefano Rodotà, presidente della commissione – altra ambizione era provare a fornire una regola giuridica a una realtà così mutevole: un mondo come questo ha bisogno di principi in prospettiva. Si tratta infine di un contributo alla costruzione della cittadinanza all’epoca di internet“. Ci crede fortemente, Rodotà: “Anche della Carta dei diritti dell’Unione Europea si diceva che non sarebbe servita a nulla – ha aggiunto – si è poi visto quanto sia stata utile. Anche questo documento, già oggi, è fortemente preso in considerazione“. Per ora, un esperimento di successo, una prima fase che si chiude ma che mostrerà il suo valore generale alla prova del tempo e dell’evoluzione tecnologica.